venerdì 31 gennaio 2014

Il ragazzino vedeva la Luna a modo suo.
La vedeva enorme, bluastra, sollevarsi dall'orizzonte, immensa, gioiosa... e ogni volta gli diceva qualcosa di nuovo, qualcosa di strano, sempre qualcosa di gioioso.

Mentre tutti giocavano, ridevano, scherzavano, lui rimaneva alla finestra ad ascoltare quello che aveva da dirgli la Luna.

Crescendo, poi, dimenticò pian piano la Luna, e dovette scegliersi una via, un nome, un titolo, un ruolo... e la Luna rimase lì, triste, perchè non aveva più nessuno cui raccontare le sue storie.
Sì, la Luna, povera Luna, divenne piccola, pallida, insignificante...

Non è facile, essere Luna.

Non quando nessuno alza gli occhi al cielo per ascoltare le tue storie.


Antico

L'immobilità di quella casa era eterna...

Respirava, come aria pura e salubre, il volto di legno vecchio che con lievi cenni lo invitava a sedere accanto al fuoco e gli offriva da bere.

Un giorno, pensava, anche la sua casa sarebbe stata come quella. Ma forse lo era già, la casa che aveva nel cuore: eterna, anche quella.

Lontano, un motore lavorava senza sosta e senza direzione, senza scopo, sotto un cielo grigio di plastica, con un rumore urlante.
Qui, invece, tutto era immobile, sereno, sicuro, antico, meravigliosamente antico...

No, non l'avrebbero avuta vinta...
Non l'avrebbero avuta vinta, LORO.

Fantasmi...

Era passato molto tempo.
No, di per sè non era un problema, il tempo: ne avrebbe fatto buon uso, si fosse trattato di secoli, anche soltanto a riguardare le luci di uno di quei lampioni che avevano accompagnato innumerevoli esperienze in quella vetusta città.
O anche gli angoli, oh, sì, gli angoli dei vicoli: case antiche, muri semidiroccati, incrostazioni di ricordi sui mattoni sgretolati...

No, il problema non era il tempo.
Il problema era il ricordo.

Ricordo, sì.