domenica 2 marzo 2014

Un tempo...

Il sole splende d'estate, poi in autunno la campagna diventa di tanti colori, in inverno c'è la neve e in
primavera tornano i profumi e i fiori...

In questo quadretto mi trovavo a camminare, un giorno, per il vicolo del paesetto. La gente mi salutava rispettosamente, e io rispondevo con generosi sorrisi, di tanto in tanto fermandomi a chiedere a qualcuno come stesse la mamma o il fratello o la nonnina, promettendo
che sarei passato a controllare e a prendere, con la scusa, un buon caffè...
ero particolarmente allegro, quel giorno, perchè Anselmo, quel ragazzone che abitava nella casetta
accanto al fosso, il quale si era procurata una brutta distorsione, aveva recuperato completamente, cosa della quale sentivo di aver avuto gran parte del merito...

Non l'ho mai detto a nessuno, ma mi sono sempre sentito una sorta di padre per tutti loro, per quei semplici paesani incolti ma dall'animo puro e generoso. Molto spesso mi capitava di commuovermi di fronte a quei visi che mi guardavano con occhi ingenui e speranzosi quasi come se
fossi il loro dio, e allora scendevo subito da quel fastidioso altare sul quale mi avevano metaforicamente posto e cercando di trattenere la tentazione di una lacrimuccia di umana commozione, stabilivo un rapporto per mezzo di un lieve contatto fisico, come una mano su
una spalla, una carezzina, o prender la mano, così da cercare di trasmettere in qualche modo il concetto che non ero lì per essere adorato e incensato, bensì per aiutarli e amarli quanto possibile, stando loro vicino col cuore prima che con la scienza medica...

"Sai, don Ferdina', mi ha sempre molto colpito, fra gli altri, quel passo dei Vangeli che hai letto qualche domenica fa, quello in cui Cristo dice, non ricordo bene, che il ruolo del capo è quello di servire gli altri, o qualcosa del genere... Una volta, quando ero molto più stupido di adesso, avevo un'ambizione sconfinata: volevo diventare il più grande scienziato del mondo, essere famoso, primeggiare su tutti... poi pian piano sono giunto alla conclusione che non ne valeva la pena... No, don Ferdina', il Potere non è per me! Troppi compromessi, troppi legami, troppi ricatti!
E poi mi sono accorto che non ho la stoffa per comandare, io: mi faccio scrupoli persino nel comandare al cavallo di galoppare e di fermarsi... Eheheh...! Così ho scelto di seguire il buon consiglio di Nostro Signore, per quanto posso. L'unica cosa che spero è di farlo al meglio: non sempre, in confidenza, me ne sento capace..."

Il buon prete se la rideva di certe mie confidenze, e mi prometteva scherzosamente che le avrebbe ritenute materia soggetta al segreto confessionale! E io lo ringraziavo di ciò, che se certe cose si fossero sapute in giro avrei fatto una figura da vera pappetta umana. Ma il pretaccio era un buon amico, e con lui certe confidenze me le potevo permettere.

I bambini sono sempre stati il mio debole! Ogni tanto, specialmente d'inverno, la sera, quando nevicava e c'era vento, amavo raccoglierne un po' a casa mia e mentre mia moglie preparava un po' di dolci da distribuire allegramente a quei pulcini affamati, li intrattenevo raccontando storie. Sai, avevo una discreta capacità di rendere adatti a orecchie infantili un po' tutti i tipi di storia, e a loro piaceva ascoltare. Una delle mie specialità erano le storie di fantasmi, ma dovevo stare attento a studiare le espressioni soprattutto dei più piccoli, per non rischiare di spaventarli davvero. Quando fuori nevicava e faceva freddo, intrattenersi davanti al camino con qualche dolcetto e, per gli adulti, un buon bicchiere di vino, era una delle cose più belle che si potessero mai immaginare...


Poi vennero i tempi freddi, e tutto divenne corsa, fretta, frenesia, tutto divenne rapido, e freddo, e il mondo assunse il colore del metallo..

Mi ritrovai in un grigio stabilimento industriale nella squallida periferia di una città, davanti a una catena di montaggio sulla quale passavano membra umane chiamate pazienti, a ognuna delle quali bisognava attaccare un cartellino con un codice a barre recante il codice numerico della diagnosi, quindi passare all'altro banco dove veniva decisa la destinazione del pezzo chiamato paziente.
Il gigantesco meccanismo sferragliava con un frastuono assordante che rendeva impossibile a noi operai parlare, sempre che ve ne fosse il tempo.
Ogni tanto cercavo di parlare con uno di quei pezzi chiamati pazienti, ma se indugiavo troppo
arrivavano le urla del collega che stava alla postazione della catena successiva alla mia, il quale protestava per il rallentamento del lavoro.
Alla sera ero troppo stanco per fare qualunque cosa che fosse diversa dall'incanalarmi per la strada insieme a migliaia di altri pezzi come me per tornare al mio appartamento al sesto piano di un
elegante palazzo e crollare sul letto a recuperare energia per un altro giorno in fabbrica.

Perchè tutto questo?
Un giorno era arrivato in paese l'Uomo Colorato, un ometto piccolo che indossava un
assurdo vestito dai colori sgargianti e cangianti, che si muoveva velocissimo sgattaiolando qua e là, parlando in continuazione molto velocemente, e, quando passava, la gente rimaneva incantata a guardarlo, e lo seguiva come ipnotizzata.
L'Uomo Colorato aveva una valigetta dalla quale tirava fuori incredibili quantità di roba assurda, e la
mostrava alla gente, e spiegava alla gente come quella roba fosse indispensabile: un caimano a rotelle, un porcellino elettronico, una matita a raggi catodici, un accartocciatore di fogli usati a energia nucleare... tanta roba del tutto surreale e inutile ma tanto tanto affascinante, e poi tirò fuori da quella maledetta valigetta tutta una serie di travestimenti e li faceva indossare alla gente:
-Ecco- diceva- guarda come sei più bello travestito da perforatore di ciambelle! E tu, vieni, vieni qui, indossa questo, ecco, un costume da saltatore di siepi, guarda come sei bello! Oggi tutti dovrebbero essere saltatori di siepi, le ragazze adorano i saltatori di siepi... E tu, bella ragazza, guarda come ti faccio diventare la pelle morbida con un tocco del morbidificatore Zyngh, ecco, guarda... che fantastica che sei, le tue amiche ti invidieranno, tutti i ragazzi vorranno solo te...

Ed ecco che poi, di colpo, ricacciava tutte quelle cianfrusaglie nella sua valigia e faceva per andar via, dicendo con tono beffardo che, peccato, eravamo troppo poveri per poter comprare quello che ci aveva mostrato, ma che qualora avessimo voluto comprare, lo avremmo trovato all'indirizzo tal dei tali... Quindi si dileguò, lasciandoci perplessi col dubbio di essere poveri.
Non ci avevamo mai pensato, prima...

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