domenica 2 marzo 2014

Un quadro

Nell'atmosfera trasognata di un tramonto statico che sembrava più uscito da un quadro che da un segmento di realtà, decisi di spiare cosa ci fosse oltre i profili di quelle colline che ormai conoscevo bene causa il loro far parte dell'abituale panorama visibile dalla finestra della mia grigia casa della piccola città.

Immaginavo un mondo all'incirca uguale a quello del quadro che avevo in salotto, e decisi che sarebbe stato davvero interessante avventurarvisi, se non altro per la strana atmosfera, difficilmente descrivibile a parole, che ne emanava.

Mi incamminai a piedi. Non avevo alcuna fretta.

Intorno a me si diradavano sempre di più le cose consuete, e pian piano venivano fuori cose strane, sempre di più man mano che mi allontanavo dalle strade abitualmente battute.
Visi alieni che di per sè non avevano nulla di diverso da normali visi umani, ma emanavano qualcosa di strano, anzi direi di estraneo, che inizialmente infastidiva, ma poi, facendoci l'abitudine, diventava pian piano una sensazione piacevole, che stuzzicava la curiosità e il gusto della scoperta. Persino l'asfalto della strada e i marciapiedi, gli alberi e i muri delle case partecipavano di questa strana impressione, che sembrava assumere col tempo una propria fisionomia, quasi uno spirito tutelare dei luoghi che permeava di sè ogni cosa.

Ero ormai in aperta campagna. Superata una piccola collina, iniziai a udire lo scorrere di un piccolo fiume provenire da oltre un boschetto.
Avanzai un po' e infine eccolo lì! Era il mondo irreale del mio quadro, del quadro che avevo in salotto!
Non mancava nulla: il bosco, il fiume tranquillo, il contadino che tornava dai campi, la piccola casetta rustica dai muri grezzi, il bambino che giocava davanti alla porta, il fumo che usciva dal camino... persino le nubi leggere erano identiche, e il colore del cielo era esattamente dello stesso colore rosso, quello di un eterno tramonto congelato in un istante infinito!

Mi immersi in quel mondo in un istante interminabile di beatitudine...
...quindi mi resi conto che doveva essersi fatto tardi, davvero tardi: era proprio ora di andare, sì, proprio ora...
Mi affacciai dalla cornice, spiccai un bel salto e andai a finire sulla cara, vecchia, comoda poltrona del mio salotto.

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