Scheletri
Vivevo in deliziosa compagnia di due scheletri, i quali riempivano la mia solitudine in quella casa così isolata dal mondo...
Li avevo battezzati Pixie e Dixie.
Non erano di molte parole, ma era consolante, nei momenti di tristezza, vedere quei sorrisi smaglianti a trentadue denti rivolti verso di me...
Quelle volte che ero furioso, per motivi che non sto qui a raccontare, li apostrofavo irritato dicendo: "Ma che cavolo avete da ridere voi due?", ma poi alla fine il loro sorriso insistente finiva per coinvolgermi, e allora alla fine sbottavo a ridere anch'io, e tutto finiva in allegria.
Eravamo proprio una bella compagnia!
Certe volte si divertivano a confondermi con dei giochi di sguardi: a volte con la coda dell'occhio percepivo che Pixie mi guardava, e allora mi giravo di scatto verso di lui per scoprire che aveva cambiato direzione dello sguardo e adesso guardava Dixie. Ma proprio in quel momento con l'altra coda dell'occhio mi accorgevo che adesso era Dixie a guardarmi, e mi giravo verso di lui che, proprio in quell'istante cambiava anche lui obiettivo e guardava il suo compagno... e io mi accorgevo chiaramente dalla loro espressione ossuta ma significativa, che si prendevano gioco di me...
Bei tempi!
Poi qualcuno venne e li vide, e scappò via urlando... e più tardi si presentò un signore in uniforme che mi fece tante di quelle domande assurde... voleva sapere dove avessi preso quegli scheletri, quale fosse la loro provenienza, e tante altre cose senza alcun senso.
Cosa avrei dovuto dirgli se non la verità?
La verità era semplicemente che Pixie era venuto un giorno lontano travestito da venditore ambulante che bussava alla mia porta, e dopo aver scherzato un po' a recitare la parte del personaggio, mi rivelò la sua vera identità, e mi chiese di aiutarlo a togliersi il travestimento.
L'impresa si rivelò non facile, in quanto, essendo lui estremamente magro, quel travestimento era molto ma molto imbottito, fatto di diversi strati di carne ben appiccicata alle ossa, e dovetti prendere un gran coltello affilato, e bollire a lungo, e procedere con pazienza per ore e ore...
Poi, un giorno, Pixie mi confidò di sentirsi solo.
"Sai", mi disse, "quando tu sei fuori a caccia o a pesca, sembra che qui il tempo non passi mai, soffro di una noia mortale...".
E fu così che decisi di procurargli una compagnia. Mi recai quella notte stessa alla città vicina e dopo aver girato un po' sui marciapiedi, finalmente vidi quello che sarebbe stato il miglior compagno possibile per il mio amico. Un vero mattacchione! Lo conobbi mentre, mascherato da prostituta, tentava di adescare alcuni passanti.
Lo caricai in macchina e lo portai a casa, quindi lo aiutai faticosamente a togliersi quel travestimento carnevalesco e finalmente lo presentai a Pixie, che presto divenne il suo migliore amico.
Nel sentire questa simpatica storia, l'uomo in uniforme assunse una strana espressione inorridita, e, chiamati altri uomini vestiti come lui, mi presero a forza e mi portarono via dalla mia casa.
Sul momento, credevo fosse un'altra mascherata, e dissi loro "Avanti, ragazzi, togliamoci il travestimento tutti quanti e andiamo a farci un bicchiere con Pixie e Dixie".
Ma questi scheletri travestiti da uomini in uniforme non avevano alcun senso dell'umorismo: mi presero a forza e mi separarono per sempre dai miei amici.
Li avevo battezzati Pixie e Dixie.
Non erano di molte parole, ma era consolante, nei momenti di tristezza, vedere quei sorrisi smaglianti a trentadue denti rivolti verso di me...
Quelle volte che ero furioso, per motivi che non sto qui a raccontare, li apostrofavo irritato dicendo: "Ma che cavolo avete da ridere voi due?", ma poi alla fine il loro sorriso insistente finiva per coinvolgermi, e allora alla fine sbottavo a ridere anch'io, e tutto finiva in allegria.
Eravamo proprio una bella compagnia!
Certe volte si divertivano a confondermi con dei giochi di sguardi: a volte con la coda dell'occhio percepivo che Pixie mi guardava, e allora mi giravo di scatto verso di lui per scoprire che aveva cambiato direzione dello sguardo e adesso guardava Dixie. Ma proprio in quel momento con l'altra coda dell'occhio mi accorgevo che adesso era Dixie a guardarmi, e mi giravo verso di lui che, proprio in quell'istante cambiava anche lui obiettivo e guardava il suo compagno... e io mi accorgevo chiaramente dalla loro espressione ossuta ma significativa, che si prendevano gioco di me...
Bei tempi!
Poi qualcuno venne e li vide, e scappò via urlando... e più tardi si presentò un signore in uniforme che mi fece tante di quelle domande assurde... voleva sapere dove avessi preso quegli scheletri, quale fosse la loro provenienza, e tante altre cose senza alcun senso.
Cosa avrei dovuto dirgli se non la verità?
La verità era semplicemente che Pixie era venuto un giorno lontano travestito da venditore ambulante che bussava alla mia porta, e dopo aver scherzato un po' a recitare la parte del personaggio, mi rivelò la sua vera identità, e mi chiese di aiutarlo a togliersi il travestimento.
L'impresa si rivelò non facile, in quanto, essendo lui estremamente magro, quel travestimento era molto ma molto imbottito, fatto di diversi strati di carne ben appiccicata alle ossa, e dovetti prendere un gran coltello affilato, e bollire a lungo, e procedere con pazienza per ore e ore...
Poi, un giorno, Pixie mi confidò di sentirsi solo.
"Sai", mi disse, "quando tu sei fuori a caccia o a pesca, sembra che qui il tempo non passi mai, soffro di una noia mortale...".
E fu così che decisi di procurargli una compagnia. Mi recai quella notte stessa alla città vicina e dopo aver girato un po' sui marciapiedi, finalmente vidi quello che sarebbe stato il miglior compagno possibile per il mio amico. Un vero mattacchione! Lo conobbi mentre, mascherato da prostituta, tentava di adescare alcuni passanti.
Lo caricai in macchina e lo portai a casa, quindi lo aiutai faticosamente a togliersi quel travestimento carnevalesco e finalmente lo presentai a Pixie, che presto divenne il suo migliore amico.
Nel sentire questa simpatica storia, l'uomo in uniforme assunse una strana espressione inorridita, e, chiamati altri uomini vestiti come lui, mi presero a forza e mi portarono via dalla mia casa.
Sul momento, credevo fosse un'altra mascherata, e dissi loro "Avanti, ragazzi, togliamoci il travestimento tutti quanti e andiamo a farci un bicchiere con Pixie e Dixie".
Ma questi scheletri travestiti da uomini in uniforme non avevano alcun senso dell'umorismo: mi presero a forza e mi separarono per sempre dai miei amici.
