domenica 2 marzo 2014

Una finestra su un mondo alieno

Non era materia inerte.

Aveva piuttosto le qualità di una materia vivente anche se non faceva parte di nessun essere vivente, di nessun organismo.
Era una sorta di protoplasma che mutava continuamente forma pur rimanendo ostinatamente uguale a se stesso.
Le pieghe che formava si intersecavano attraverso innumerevoli piani extradimensionali, cosicchè ne appariva ora una minuscola porzione, ora una quantità enorme, perchè una parte variabile del suo essere si trovava in ogni momento al di fuori delle dimensioni a noi accessibili.
Ordinai al Viklamadh una coppa di tryphlogh linfatico e mi distesi comodo sul mio cubo a sorbirmela immergendo voluttuosamente i miei pseudopodi cefalici in quel sublime miscuglio di essenze aromatiche, assaporando completamente lo stato di infinita beatitudine procuratomi dalla bevanda e dalla contemplazione di quello strano fenomeno che si snodava attraverso le dimensioni inaccessibili.
Ad un tratto il mio xhanakryd mi scosse violentemente da quello stato di pace assoluta: il tempo era entrato nell'ultimo stadio acronico prima della grande manifestazione delle spore iridescenti, e sarebbe stato da folli perdersi quello spettacolo, se non altro perchè il giorno dopo l'alto sacerdote delle Infinite Consuetudini ci avrebbe interrogato sulla cosa, e sarebbe stato altamente disdicevole non essere in grado di riferire le evoluzioni del fenomeno, almeno in minima parte: nel nostro agglomerato di semisfere non era assolutamente tollerata la negligenza nei confronti dei fenomeni religiosi, e il biasimo che ne avrei ottenuto sarebbe stato sufficiente a eliminare la mia ombra dal suolo per sei o sette infinità temporali.

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